Il bullismo non è un problema della scuola. È un problema che si vede a scuola.
Perché la scuola da sola non ce la fa
Quando un episodio esplode, la scuola viene chiamata a rispondere e di solito lo fa: convoca, sanziona, informa. Poi i ragazzi escono dal cancello e tornano nel posto dove il problema è nato, che quasi mai è l'aula.
Finché l'intervento si ferma al cancello, il copione si ripete con altri nomi.
Il modello F.A.S.T.
Famiglia, Ambiente, Scuola, Territorio: quattro soggetti che devono muoversi insieme, perché ciascuno vede un pezzo e nessuno vede il quadro.
La famiglia sa com'è il ragazzo a casa; la scuola come sta in classe; l'ambiente — lo sport, l'oratorio, la strada — chi frequenta davvero; il territorio quali risorse esistono per intervenire. Mettere insieme i quattro sguardi è il lavoro.
Cosa faccio
Incontri con gli studenti, formazione per insegnanti ed educatori, serate per i genitori, consulenza alle società sportive. Dove serve, accompagnamento sui casi singoli.
Con i ragazzi non funziona la lezione frontale sul «non si fa»: funziona partire da cosa succede nel gruppo, perché chi guarda non interviene, cosa costa esporsi.
Il cyberbullismo
Online cambia la scala, non la sostanza: il pubblico è più grande, la traccia resta, e manca la faccia dell'altro. Si lavora sugli stessi meccanismi del gruppo, aggiungendo quello che online serve sapere — cosa si può documentare, a chi ci si rivolge, cosa non va cancellato.
